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Full text of "insieme n.5 - Maggio 1975"

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Fede e Luce _ _bofp6tVmo n° 5 


A^ zo . *A *y> r i H £ <> la 

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Cf'm. /dtcc. 

Luce 

Abbiamo visto tutti, in questi giorni dopo la 
Pasqua, nelle nfestre chiese il cero pasquale, 
simbolo della luce che il Signore con la sua 
parola, la sua vita, la sua morte per noi, ha 
portato nel mondo avvolto nelle tenebre. 


La notte del sabato Santo, abbiamo acceso la nostra candelina e abbia¬ 
mo ripetute nella chiesa buia: "Tu, o Signore, sei la vera luce che 
illumina la nostra notte, la vita di tutti i giorni...” Ogni giorno, 
però, per ognuno di noi, c T è un pò di luce (quando le cose vanno bene) 
e un pò di ombra (quando le erse non vanno bene). A volte tutto e cosi 
nero che ci sembra che la luce non cxi sia più. "Love sei, Signore? 
dove sei andato? Sono solo, non ce la faccio più. . . sono stanco, tutto 
mi sembra brutto, non vedo via dUscita. .. " 


Questo accade ai piccoli e ai grandi, per motivi gravi e meno gravi: 
pensieri, preoccupazioni... il futuro... il presente... il lavoro... 
l , amore... gli amici... la malattia... la stanchezza... il dolore... 

Si fa buio, la luce se n'e andata. 

C ! è poi che deve vivere ogni giorno una fatica che sembra a volte più 
grande di noi: seguire, aiutare, vestire, lavare un bambino o un ragaz¬ 
zo in difficoltà. A volte è facile; prevale l 1 amore, si sta bene, si è 
in forma, il ragazzo è docile. A volte è difficile, penoso, stancante, 
non ce la si fa più... 

Eppure è proprio vicino a loro che dovremmo ritrovare la luce. 

Insieme, cerchiamo di fare uno sformo, abbracciamoli tutti con il pen¬ 
siero, l'affetto, l , amore. .. tutti i nostri ragazzi: Nicola, Alberto, 
Diego, Luciana, Marina, Carla... e. tanti, tanti altri... difficili si, 
diversi si, a volte tanto faticosi, ma tutti capaci di offrire ai ge¬ 
nitori, educatori, fratelli, amici, un messaggio diamone e di sempli¬ 
cità che noi non sappiamo dare agli altri, come loro. Le luci delle 
loro vite, a noi così difficili da capire, sono molto più forti e più 
luminose di quelle di tanti ragazzi"normali” . Dobbiamo scoprirle, 









4 


- 2 - 


metterle un pò più in alto, avere il coraggio di farle brillare più 
in vista -In questo povero mondo che - % strano e difficile a dirsi - 
ha tanto bisogno della loro luoe, fatta di semplicità, di sorriso buo¬ 
no, di generosità, di bontà, di silenzio... 

Luce ohe è molto più simila della nostra a quella del Cero pasquale! 


la redazione 



» ... Sentivo di avvicinarmi a quel lettino senza 
voce come ad un altare, a un luogo sacro dove 
Dio parlava per mezzo di un segno, . 

Una tristezza che mordeva fin nel profondo, ma 
leggera e trasfigurata. 

Mistero. E che non può essere che di bontà, 
bisogna avere il coraggio di dirlo; una grazia, 
una grazia troppo pesante* Un'ostia vivente fra 
noi, muta ccome l'ostia, raggiante come quella." 


Da una lettera di E Mounier del 194'0 
(scrittore, giornalista, fondatore 
e direttore della Rivista Esprit.) 







C- om-e eÀ,L “ S l " 9 


.,.. Questa è la domanda che ai sia¬ 
mo posti nell ! ultimo incontro di 
Fede e Luce. 

La recente festa dell r Annunciazio_ 
ne, il "SI" di Maria, ci è stato di 
stimolo e di guida. E perchè tutti 
potessimo più facilmente rispondere, 
esprimendo il nostro modo di dire di 
"si" al volere di Lio, o il nostro 
modo di andare incontro agli altri, 
ci siamo divisi in gruppi misti for¬ 
mati da genitori, ragazzi handicappa 
ti e amici. 

Abbiamo avuto la gioia di consta¬ 
tare che, ognuno al proprio livello, 
ha partecipato e detto quello che 
pensava. 

Sarebbe troppo lungo fare «n -reso 


fatte? 

"... è molto difficile accetta¬ 
re, dice una mamma, soprattutto 
quando ci si sente discriminati 
dagli altri, anche dalle persone 
di famigliai e quando si sente dì 
pesare sugli altri figli..." 

"... abbiamo dovuto dire di si • 
a una croce che non abbiamo scelte^ 
che ci è stata imposta, che a vol¬ 
te cl fa sentire colpevoli davanti 
ai nostri figli stessi... " 

Un papà? "Finché ci siamo noi 
diciamo di si, ma poi...? E* que¬ 
sta la nostra ansia più grande." 

Un'altra mamma? "Il si è da di- 









- 4 - 


il coraggio cedo allo sconforto, ma 
se si parla con qualcuno si rischia 
di riceverne una pietà che fa male, 
o si sente che il discorso dà.fasti¬ 
dio, A Fede e Luce abbiamo trovato 
degli amici.,. parlare con voi è me¬ 
raviglioso, ma è così poco... vorrem 
mo parlare di più... 11 

Un sacerdote presente ha detto 
che questi problemi non sono solo 
dei genitori che li portano, ma de¬ 
vono essere di .noi tutti, prima co¬ 
me umanità e a maggior ragiono come 
cristiani. 

Gli interventi dei giovani non si 
sono fermati solo al M esperienza di 
Fede e Luce. In questi gruppi sono 
d'accordo nel dire che quando hanno 
accettato l'invito hanno detto di 
si pensando di venire a "dare”, ma 
poi hanno trovato uno scambio di 
amicizia con tutti. 

Al di là di questo, hanno porta¬ 
to altri esempi in cui è più o meno 
facile dire di sis 

"... è più facile dire di si 
quando si vuol bene alla persona 
che chiede." 

"... quando si è stanchi, non si 
ha voglia di dire di si, di cercare 
gli altri, quando qualcuno scombina 
i nostri piani o progetti..." 

"... sento di dire di si quando 
non mi va di fare una cosa ma la 
faccio perchè fa piacele a un altro 
e fa piacere anche a Dio." 

"... quando devo accettare qual¬ 
cosa che non vorrei, la malattia 
della ma mma, per esempio..." 


"... quando mi sento sola e 
desidero incontrare gli altri e 
riceverò qualcosa da loro, speran 
do. di trovare una soluzione per 
i miei problemi, dico di si, ma 
poi, a volte, resto delusa..." 

"... uno non avvicina l'altro 
perchè pensa di avere tanti pro¬ 
blemi e di non avere tempo per 
gli altri; si considerano i pro¬ 
pri guai come i più importanti,.." 

"... Fare il primo passo spes¬ 
so è difficile perchè ci si tro¬ 
va davanti a una barriera e si 
ha paura..." 

"... l'aiuto degli altri ser¬ 
ve; uno ha bisogno di essere sti¬ 
molato, invitato, se no ha paura 
di non essere bene accetto e si 
tira indietro..." 

"... dovremmo noi fare il pri¬ 
mo passo davanti a ragazzi che 
per esempio, si comportano male, 
o non hanno nessuno che si occu¬ 
pa di loro." 

Al termine di questo incontro 
un papà faceva notare quanto ave¬ 
va imparato sentendo parlare gio¬ 
vani e adulti con tanta semplici¬ 
tà. 

Più ci si incontra, più ci si 
conosce e più ci si vuole bene! 


Un gruppo romano di 

"Fede, e Luce" 


+ + + + + + + . + + + + ’+ 


N. B. 


Questo giornalino nasce dal desiderio di comunicare con chi è 
lontano, TUTTI, grandi e piccoli, sono dolorosamente invitati 
a collaborare con semplicità, con lettere, disegni e testimoniar 


ze. 

Inviare a: 


i » TTsT S TT<'TVTT*' h 

a-u^LD Via Cola di Rienzo 140 _ 001 <J2 Rota 



0 


- 5 - 


\/£R CULI 


-/4L i Z\ M i LÌ J\ ti ELirNJ^i 


Bonipo addietro e su altro bòllelt- 
tino, ero andata facendo alcune 
riflessioni sul senso dell’amicizia 
ed alcune riflessioni su un gruppo 
di giovani amici dei bimbi ospiti 
nel Reparto "G-esù Bambino” all’Tsta¬ 
tuto S. Eusebio. 

Eravamo allora agli inizi di 
una esperienza nuova, senza termini 
di confronto non solo in Vercelli, 
ma anche altrove: 0 perlomeno, se 
altre esperienze similari venivano 
condotte, di esse nulla si conosceva. 
Era, per ciascun gruppo e per ciascun 
giovane impegnato, una esperienza- 
scoperta, sofferta e maturata prima 
nel segreto del proprio spirito, 
svolta quindi senza pubblicità al¬ 
cuna, silenziosamente. 

Da quelle prime battute ed 1 attra¬ 
verso dedizione di molti, è nato 
recentemente il ”GRUPPO AMICI DEI 
BIMBI”... Ho tra le mani il canton- 
cino che ogni ”AMICO” ha ricevuto 
nel tempo di Natale, data prescelta 
por il battesimo ufficiale del no¬ 
stro gruppo. Sul frontespizio la 
immagine di un bimbo dql sorriso in¬ 
vitante e poche righe di presenta¬ 
zione: ”... il cammino dell’umanità 
sarebbe più facile se fosse percor¬ 
so da un maggior numero di buoni 
samaritani...” 

Mi indugio sulla figura infanti¬ 
le di Luca e scorgo, nel suo atteg¬ 
giamento, l’attesa di tante altre 
creature, bisognose di amore, che 
ci interpellano. Poi penso ai 
"buoni samaritani", a tutti i gio¬ 
vani passati nei vari anni, fino 
agli ultimi, cioè a quelli che 
hanno dato vita al gruppo sponta¬ 
neo degli "AMICI”. 

Chi sono e cosa cercano questi 
"samaritani”? 


tuito da studenti alle soglie del 
la maturità e da universitari, 
con loro vi sonoiijboi alcuni lavo¬ 
ratori, qualche militare ed un 
gruppetto di genitori, coinvolti 
dai figli stessi in questa espe¬ 
rienza di servizio. 

Tutti frequentano regolarmente 
ed assiduamente il Reparto, pre¬ 
stando, con semplicità, servizi 
di assistenza ai non autonomi ed 
offrendo cure affettive partico¬ 
lari ad alcuni bambini... Che co¬ 
sa cercano... Anche per dare una 
risposta valida all * interrogati¬ 
vo ci siamo ritrovati, per un in¬ 
contro mensile, in dicembre e in 
gennaio, giovani e meno giovani, 
"novizi" e”veterani", per cono© 
scerci meglio, per scoprire nel¬ 
l’occhio dell’qltro la stessa 
ansia di ricerca di essenzialità, 
per comunicarci difficoltà ed e- 
sperienze del servizio, ma soprat 
tutto, e prima di tutto, per im¬ 
parare a verificarci ed a capire 
il personale cammino della matu¬ 
razione. 

Infatti, il lasciare le occu¬ 
pazioni ordinarie, l’ambiente 
abituale, il celarsi in una real¬ 
tà dolorosa, in un mondo di bim¬ 
bi gravemente handicappati, fra 
religigse che trovano la ragione 
della propria esistenza nel ser¬ 
vizio ai bimbi medesimi, il non 
ritrovare i soliti parametri 
degli interessi e dei rapporti 
formali fra gli uomini, tutto 
questo non può non riuscire, per 
ciascuno, un’esperienza esisten¬ 
ziale di notevole validità. 

Sandra Zanlungo 




IL COMPLEANNO DI JNRI 


"Io ho cinque anni.. 0 n questa era la frase che senti¬ 
vamo incessamiemente ripetere dal mattino presto $ Juri 
finalmente compiva cinque anni. Tutti gli amici gli era¬ 
no intorno per festeggiarla, per vederlo ridere e scher¬ 
zare, Non si può esprimere con semplici ‘parole ciò che 
abbiamo sentito quando Juri spegneva le candeline diver¬ 
tendosi moltissimo e volendo sempre ricominciare da capo. 

Forse ? anzi certamente, il sue sorriso, 1$ sua alle¬ 
gria seno stati i più bei regali che lui abbia potuto 
fardo Buffo! E f stato ancora una volta lui a dare qual¬ 
cosa a noi, è sempre stato così, almeno per me, da quan¬ 
do ho .conosciuto Juri. V§do da lui nel reparto dei bombi 
ni dell 1 Istituto S. Eusebio per dare quel poco che posso 
e invece mi accorgo che è sempre lui a rendermi felice 
se sono triste, a distrarmi con le sue simpatiche batitu- 
te, da quelle ohe possono essere "grane egoistiche". 

Ormai posso dire che Juri ha preso completamente la¬ 
mia vita di tut ti giorni. Se per caso non. ce la fac¬ 
cio ad andare da lui, mi sento tanto triste e inutile 5 
molte volte mi sono sorpresa a ringraziare il Signore 
per aver messo sulla mia strada• questo favoloso bambino 
che continuamente mi aiuta a vivere in modo semplice e 
migliore. 

11 giorno del suo compleanno abbiamo voluto fargli ca 
pire non. solo con regali materiali, ma con la nostra pre 
senza che lui ha molti amici nel vero -senso della parola, 
che gli vogliono tanto bene,, che nei momenti di tristez¬ 
za pensano al suo faccino simpatico, al suo semplice 
sorriso, 

E 1 stata per lui una grande piccola festa, ma per noi è stato qualcosa 
di veramente importante: è stata la scoperta di un piccolo angelo. 

Gabriella Saviolo - Vercelli 


PESCH E 1 ? 

.«e Sono solo tre mesi che frequento l'Istituto S. Euse 
bio.- Le prime settimane non sono stata troppo a mio agio, forse perchè ~ 
non conoscevo nessuno e poi perchè era tutto un ambiente molto nuovo. 
Venivo 3o4 volte settimana In ente perchè avevo delle giornate libere, 
mi piacevano i bimbi, eco. Ma dopo poco tempo sono stati i bimbi stessi 
a farmi ragionare: 0 io vengo qui con tutta la mia gioia di ragazza per 
darla agli altri, oppure smetto questa attività. Ho deciso infatti di re 
stare e di continuare prendendo coscienza delle mie azioni. 

Per chi e perchè venire quasi tutti i giorni da Porta Torino in bici¬ 
cletta o a piedi? Perchè negli armi che sto vivendo sento il bisogno di 

dare agli altri tutte ciò che posso, e spero che io non mi stanchi mai 
di dare?... 




















7 




Quando non frequentavo ancora l'Istituto 
S. Eusebio non pensavo che dei bimbi subnor¬ 
mali potessero dare così tante soddisfazio¬ 
ni, così tanto affetto. Juri, Gianni, Ambro¬ 
gio, luigi, Massimiliano, Roberto... quanti 
nomi si potrebbero fare! 

Non solo i nostri bimbi subnormali, ma 
quelli di tutt.o il mondo, e anche quelli 
spastici, sono convinta che pensano, forse 
in modo diverso da me, che amano, forse in 
modo diverso dal mio, che sono felici, forse 
in modo diverso da come lo sono io, ma ugualL 
mente si esprimono, hanno una loro personali^ 
tà, e se Dio li ha creati significa che sono 
come noi. 



Dico la verità; in questo momento e per sempre sento^ 
che amo veramente questi bimbi. Ma perche? Porse perche 
sono stati loro stessi ad insegnarmi ad amare! 

Cristina Baracco - Vercelli 











Visita dal medico, incontro con 
l 1 educatore, contatti oon i vicini.. 1 
d sono mille occasioni per i geni¬ 
tori di parlare con terze persone 
dol loro figliolo; 

"Otto giorni dopo la sua nascita, 
il medico cl ha detto che non c f era 
nulla da fare." 

"Quante preoccupazioni ci ha dato! 
Notti insonni... Pasti durante i qua 
li pensavo di diventare pazza..." 

"Guardatelo; non reagisce, non 
parla.E intanto si pensa che sia in¬ 
telligente. Pare ci sia stato un 
blocco quando aveva due anni, il 
giorno in cui..." 

Il bambino è presente. Si dice; 
"non importa, non capisce", o se ri¬ 
schia di capire la conversazione ba¬ 
sta usare alcuni termini un pò più 
complicati e sapienti, E ! vero che 
il senso esatto delle parole gli 
sfugge, ma parecchie cose gli sono 
comprensibili. 

Innanzitutto coglie che si trat¬ 
ta di lui. Senza volerlo l'abbiamo 
guardato. Il tono della nostra voce 
è cambiato, e lui percepisce un sen¬ 
so di tenerezza che lo avvolge. 
Insomma... egli sa. 

... E capisce ancora, che noi siamo 
tristi a causa sua. La sua intelli¬ 
genza è ferita, ma con suo cuore 
afferra più di quanto non sappiano 
fare gli altri. Non conosce i nostri 
ragionamenti o i nostri progetti, 
ma sente le nostre gioie e le nostre 
pene, la nostra speranza e la nostra 
amarezza. In questo campo non sbaglia. 

E* tutto qui, ma è terribile! 

Che fare, allora? 

Prima di tutto, evitare per quam- 
to è possibile, le situazioni in cui 
si è portati a parlare di lui in sua 
presenza. 

Se bisogna rifare la storia di 
Maria, per es. , o dire al medico o 
allo psicologo o all*educatore le 
sue difficoltà, fato in modo che la 
piccola non sia presente. Chiedete di 
lasciarla nella stanza accanto, a 
giocare con le matite colorate che 


Zl| U A 17 Z Zi 


p a. r L i a ma 




avrete pensato a portare con voi, 
o con dei giornali dq strappare. 

Se Maria non vuole tostare sola, 
senza una persona conosciuta, fato 
vi accompagnare dalla nonna o da 
un'amica che resterà con lei men¬ 
tre voi parlate con il medico o 
altri. 


Se i vicini o i parenti vi chie 
dono notizie o vogliono sapere la 
origine della sua malattia, non 
parlate davanti al bambino nè de¬ 
gli aspetti negativi nè di quelli 
dolorosi che lo rinchiuderebbero 
ancora di più nel suo handicap. 
Porse si potrebbe fare come la mam 
ma di Paolo che, in simili circo¬ 
stanze prende sempre le sue preesau 
zioni. Parla a nome di suo figlio 
per essere più sicura di trovare 
le parole e il tono giusto. 

"Paolo vi direbbe che è stato male, 
da piccolo e che ha faticato molto 
a camminare, ma adesso può spostar¬ 
si se gli si dà la mano e può fare 
tante cose da solo; tenere il cuc¬ 
chiaio, lavarsi le mani, salire, a 
quattro zampe i gradini dell'in¬ 
gresso. .. " 


La bocca parla secondo ciò che. 
è nel cuore. Se cerchiamo di far 
crescere in noi l^amore e il rispet 
to per questi bambini che ci sono 
affidati, il desiderio di vederli 
progredire, la fiducia nelle loro 
possibilità, le parole che diremo 
ne saranno il riflesso, saranno 
parole creatrici. 

Ogni giorno mettiamo al mondo i 
nostri figli, con quello che dicia 
mo di loro. 


M. H. M, 






- 9 - 


PROGRAMMA PEL PELLEGRINAGGIO 


Domenica 26 ottobre 


n <L c\ m o 

'lt & z.$ o S '& t ro 


ore 16,00 ; S. E. il Cardinale 
Poletti e Jean Vanien 
accolgono, in Piazza 


ore 17,00 : Santa Messa 

con _ _i 1 _ _P a p a 




gruppo y.-ì-'z. e? s <* n té r ck czay\ h\ da n 2 e , 
La sera ; Incontro tra genitori, 

secondo la lingua di origine. 


Martedi 28 ottobre 

Visita di Roma 

La sera %"Veglia della 
L UC E, 


a Piazza S. Pietra 

"Illuminati dallo Spirita Santo, la Chiesa ai conferma 
nella nostra Missione e ci invia." 



Mercoledì 29 ottobre 

ore 9,00 : Messe* a S. Paolo 
Fuori le Mura 

quindi : 1' “INVIO" 












































- 10 - 


Quanto viene a costare il pellegrinaggio a Roma ? 


L# QlIQQjz viaggio a parte 

Tale cifra comprende? 



Alloggio in case religiose, con camere a uno, 
due, tre, quattro letti. 

Servizio pullman dalla stazione all'alloggio 
e viceversa e dall'alloggio ai luoghi di 
raduno. Inoltre giro turistico con guida. 

Distintivo e manuale del pellegrinaggio 

Assicurazione, spese di segreteria e di orga¬ 
nizzazione. 


N.B. Burchi viene con un pullman organizzato con il proprio gruppo e. 

non usufruisce quindi del servizio pullman e 
guide,della wegreteria, 

^ la quota è di L. 35.000 




^'"2 -> tS * Yù 




. Per chi garriva il 26 pomeriggio ò riparte il 29 mattina prima 
X'fìi del pranzo, la quota è ridotta di 

’■ ‘ uf L. 1. 500 a pasto. 


Per le persone che abitano a Roma la quota è di L. 10.000 

Tale cifra comprende: 

. Distintivo e manuale del pellegrinaggio. 

. Spese di segreteria, organizzazione, assicura 
zione - anche per le automobili private -/ ~ 

. Servizio pullman dai luoghi di raduno: 

- S. Gioacchino, Sta. Silvia, Villa Patrizi - 
ai luoghi di incontro del pellegrinaggio. 



Vorremmo invitare ogni gruppo a .creare delle iniziative per avere un 
fondo-cassa comune al fine di non escludere chi avesse difficoltà 
finanziarie. 

Per suggerimenti, informazioni ed eventuali aiuti, la segreteria 
nazionale è à vostra disposizione: tutti i giorni - eccetto la domenica- 
dalie ore 15,00 alle ore 17,00 - Tel. 350.443 

Chi desidera i moduli di partecipazione al pellegrinaggio può richieder 
li alla medesima segreteria: 

" 'FEDE E LUCE " 

Via Cola di Rienzo 140 - 00192 ROMA